>> Nel 2012 in Italia la spesa per la protezione sociale supera il 30 per cento del Pil e il suo ammontare per abitante sfiora gli 8.000 euro l’anno. All’interno dei paesi Ue27, l’Italia presenta valori appena superiori alla media dell’Unione, sia in termini pro capite, sia di quota sul Pil.

>> La spesa per interventi e servizi sociali gestiti dai comuni passa da 7,0 nel 2009 a 7,1 miliardi di euro nel 2010, con un valore medio pro capite di 117,8 euro. In lieve diminuzione anche la sua incidenza rispetto al Pil, passata da 0,47 a 0,46 per cento.

>> Nel 2011 la spesa per prestazioni sociali erogate in Italia dagli enti di previdenza è pari a 298.991 milioni di euro, il 18,9 per cento del Pil e corrisponde a un importo pro capite di 5.035 euro. A livello territoriale permangono ampie differenze, con spese per prestazioni pro capite più elevate nelle regioni del Centro-Nord.

>> Nel 2011 sono state erogate in Italia circa 23,7 milioni di pensioni, con una spesa complessiva che sfiora i 266 miliardi di euro; l’incidenza rispetto al Pil è pari al 16,8 per cento. Nell’Italia settentrionale si concentra la maggior parte delle prestazioni pensionistiche (47,9 per cento) e della spesa erogata (50,7 per cento).

>> La quota dei comuni italiani che hanno attivato almeno un servizio tra asili nido, micronidi o altri servizi integrativi/innovativi per l’infanzia è pari al 55,1  per cento, con una lieve flessione rispetto all’anno precedente (55,2 per cento nel 2010) da attribuirsi alla diminuzione dei servizi integrativi e innovativi. La disparità fra le regioni nella diffusione di servizi per l’infanzia è particolarmente ampia, con valori dell’indicatore che variano dal 13,2 per cento in Calabria al 100 per cento in Friuli-Venezia Giulia.

>> Per la prima volta dal 2004, nel 2011 si assiste ad un calo, seppur lieve (-0,5 punti percentuali rispetto al 2010), della percentuale dei bambini che utilizzano servizi pubblici per l’infanzia (13,5 per cento nel 2011). La distribuzione sul territorio nazionale è molto disomogenea, con ampi divari tra il Nord-est (19,2 per cento) e il Mezzogiorno (5,0 per cento). A livello regionale, si passa dal 2,5 per cento della Calabria al 26,5 per cento dell’Emilia-Romagna.